PATAVANITAS
Premio LA FENICE D’ORO 1984 per il miglior pezzo teatrale.
PERFORMANCES, VIDEO e VARIA SPETTACOLARITA’Una ventina di appuntamenti con forme di sperimentazione spettacolare caratterizzate dall’impiego di tecnologie elettroniche e di materiali espressivi attinti dall’universo della comunicazione e della cultura visiva contemporanea, in altre parole dall’universo dei mass-media. Una tendenza di lavoro creativo che contraddistingue una grossa fetta di giovani artisti che preferiscono il video e il mixer alle lusinghe del pennello. Quali le tecniche espressive e quali i temi trattati: praticamente tutti. Tutti quelli che a partire dalla performance classica degli anni ’60 – ’70 hanno via via segnato gli interventi a scena aperta dell’artista che ha scelto l’azione al quadro. Dall’azione concettuale allo spettacolo metropolitano, dalla videopoesia al rito pittorico-antropologico, dalla moda come performances alla musica come spettacolo. Sono stati scelti come sedi teatrali degli spazi urbani in quanto configurandosi l’operazione nel suo complesso come una sorta di animazione estetica con un forte indice di contemporaneità metropolitana, non poteva che svolgersi all’aperto, in città ed in luoghi temporaneamente sottratti, per qualche scorcio metropolitano ai domini della Patavanitas. In tal modo e per qualche momento, è possibile percepire e vivere, degli spazi normalmente anonimi ed attraversati nella disattenzione, con uno spirito e con un’attenzione del tutto diversi. Riferimento costante in queste esperienze artistiche è il computer: ineludibile l’elettronica per le tecnologie impiegate ma anche per i tempi, i ritmi, il linguaggio stesso omologo alla cultura del computer.
I temi non sono certo entità narrative organiche ma piuttosto richiami, suggestioni, indicazioni che si rifanno al mondo contemporaneo, ai miti ed ai riti di un mondo dove il quotidiano è la TV. Nevrosi e fantasia, estraneità e ricerca ora stordita ora disperata ora euforica ora meditativa, sono i motivi conduttori di questi lavori. Ricorre il motivo della sopravvivenza, dell’essere qui ed ora, soprattutto giovani, appostati sulle frontiere estreme della convenzione e del comune buon senso.L’Assessore allo Spettacolo e Manifestazioni (Montesi Cav. Guido)
TEATRO: L’ Azione
Nella ricerca multimediale il teatro rappresenta un salto di qualità, una scelta effettuata dopo aver eseguito il proprio scarto nella mano decisiva. E’ il mezzo per far rimbombare la testa per far perdere l’orientamento: ecco lo scopo ritrovato dell’opera d’arte. MR si muove, si rallegra, si rattrista, si ammira con la chiara coscienza delle pupille aperte sempre e soltanto sopra il vuoto. E’ lui? E’ qualcun altro, qualche cosa d’altro? E’ una fantastica ibrida creatura? Non importa.
Fa tutto questo perché crede morbosamente in sé stesso e non potrebbe fare diversamente. Sua sola certezza è “sentirsi”. Questa coscienza risveglia il suo sangue ed eccita il cervello. Si sofferma e si ascolta con l’attenzione e l’intensità dello studioso che sa che la scena va mantenuta, che lo spettacolo deve continuare.
Il suo sperimentalismo, approdato alle presenti convinzioni, dimostra una propensione attuale e notevole: la totale mancanza di scopo determinato. E’ proprio questa proposizione che lo pone in una situazione di particolare interesse. In effetti il suo solo scopo è quello di colpire, di offendere, di essere invadente ed invaso al di là e sopra ogni considerazione di “ common sense”.
I concetti codificati di bello e di brutto, di gradevole e sgradevole, di qua e là, di prima e dopo, hanno perduto ogni loro causalità ed obbiettività. Egli non agisce più in ottemperanza a delle codifiche predeterminate, bensì dà libero corso al proprio istinto vitale traducendolo in linguaggio teatrale.
ASSOLO CONCERTANTE per MIMO ed ORCHESTRA
“DIVERGENZE PARALLELE”Il pezzo teatrale altro non è che la messa in scena del film “DIVERGENZE PARALLELE”.
Nel 1985 guadagna il premio FENICE D’ORO per il miglior pezzo teatral dell’anno. Per una maggior diffusione del lavoro di regista Meneghetti mette in scena il suo film “Divergenze Parallele” presentato nello stesso anno alla XL Mostra Internazionale del cinema La Biennale di Venezia. Invitato dal Comune di Padova al ciclo “PATAVANITAS performances, video e varia spettacolarità” Meneghetti chiede ed ottiene un palcoscenico di metri 80 di fronte e 60 di profondità all’Arena Romana, nell’area dei Musei Eremitani, proprio di fronte alla Cappella degli Scrovegni, sotto gli occhi di Giotto; prepara e presenta “DIVERGENZE PARALLELE ASSOLO CONCERTANTE PER MIMO ED ORCHESTRA”
Una vetrina di appuntamenti con forme di sperimentazione spettacolare caratterizzate dall’impiego di tecnologie elettroniche e di materiali espressivi attinti dall’universo della comunicazione e della cultura visiva contemporanea, in altre parole dall’universo dei mass-media. Una tendenza di lavoro creativo che contraddistingue una grossa fetta di giovani artisti che preferiscono il video e il mixer alle lusinghe del pennello. Quali le tecniche espressive e quali i temi trattati: praticamente tutti. Tutti quelli che a partire dalla performances classica degli anni ’60 – ’70 hanno via via segnato gli interventi a scena aperta dell’artista che ha scelto l’azione del quadro. Dall’azione concettuale allo spettacolo metropolitano, dalla videopoesia al rito pittorico-antropologico, dalla moda come performances alla musica come spettacolo. Sono state scelti come sede teatrale degli spazi urbani in quanto configurandosi l’operazione nel suo complesso come una sorta di animazione estetica con un forte indice di contemporaneità metropolitana, non poteva che svolgersi all’aperto, in città ed in luoghi temporaneamente sottratti, per qualche scorcio metropolitano, ai domini della Patavanitas. In tal modo e per qualche momento, è possibile percepire e vivere, degli spazi normalmente anonimi ed attraversati nella disattenzione, con uno spirito e con un’attenzione del tutto diversi. Riferimento costante in queste esperienze artistiche è il computer: ineludibile l’elettronica per le tecnologie impiegate ma anche per i tempi, i ritmi, il linguaggio stesso omologo alla cultura del computer. I temi non sono certi entità narrative organiche ma piuttosto ricami, suggestioni, indicazioni che si rifanno al mondo contemporaneo, ai miti ed ai riti di un mondo dove il quotidiano è la TV. Nevrosi e fantasia, estraneità e ricerca ora stordita ora disperata ora euforica ora meditativa, sono i motivi conduttori di questi lavori. Ricorre il motivo della sopravvivenza, dell’essere qui ed ora, soprattutto giovani, appostati sulle frontiere estreme della convenzione e del comune buon senso.L’Assessore allo Spettacolo e Manifestazioni (Montesi Cav. Guido) – 1983 – Padova
La pièce teatrale espone il dramma del protagonista, un artista che non riesce a chiarire la propria posizione nei confronti dell’arte.
Vorrebbe dedicare la sua vita soltanto alla ricerca estetica ma, suo malgrado, si trova soggiogato dal desiderio di onori, ammirazione e denaro. Se il narcisismo dell’artista è plastico ed impermeabile non può sdoppiarsi ma solo moltiplicarsi. Riti speculari, sdoppiamenti e proiezioni rimandano, in un continuo crescendo, ad una sola identità: la sua. Più tecniche, più modi e linguaggi per sfidare e celebrare contemporaneamente la tenuta del proprio sguardo e del proprio gesto. Il protagonista, ora Arcangelo ora Mephisto, si mostra, si traveste, si dipinge, si trasmette. Si cimenta in diverse forme d’arte cercando di conciliare le due anime opposte, illudendosi che possano diventare armoniosamente simbiotiche. Tutta la rappresentazione della vicenda ruota attorno a questo dramma irrisolvibile. Ma, in realtà, il protagonista “non vuole” fare una scelta: pretenderebbe di conciliare l’inconciliabile. Su questa opposizione egli costruisce il suo rapporto con l’arte e con la vita, che lo porterà inesorabilmente fino alla verifica dell’opportunità della propria autodistruzione. La rappresentazione è la biografia di Renato Meneghetti. Il suo cammino di artista e la sua vita stanno su due piani esistenziali: l’artistico e l’idealistico, il sociale e il materiale. La storia, o più esattamente, il racconto è un continuo flashback in cui l’arte e la vita vengono costantemente in contatto l’una con l’altra e producono il “carattere di Meneghetti”, le sue paure, le sue delusioni ed infine, le aspirazioni di un uomo che è, prima e soprattutto, artista e creatore. In questo modo veniamo a scoprire la natura e le forze guida che stanno sotto la creazione artistica, quale è la ragione della sua esistenza, che cosa l’arte pittorica o grafica o fotografica stanno cercando di raggiungere. Non di meno, soprattutto, abbiamo l’opportunità di giungere a conoscere, o provare a conoscere, la complessità, l’eccentricità, la disarmante personalità di Renato Meneghetti, “MR il fagocitato”, autodidatta sempre in lotta con l’altra metà di sè, quello di imprevedibile e originale artista.