"UN COLLOQUIO"
a cura di Maddalena D'Angelo

Maddalena D'Angelo: Innanzitutto presentiamoci. I primi cinque artisti ed i primi cinque musicisti che le vengono in mente. Ed i primi cinque scrittori…

Renato Meneghetti: Grünewald, Bernini, Goya, Munch e Matisse, perché hanno inventato la luce. E poi Warhol, se il sesto è concesso…

Concesso.

… perché davvero l'ha scomposta. Dunque, Bach, Sibelius, Berlioz… Schönberg e Nono, con cui avrei voluto fare un disco. Ed ancora i Beatles… e se ti pare Rino Gaetano!

Scusi, da Berlioz a Schönberg e Wagner no?

Wagner no, troppo chiasso. E mi pesa un po' anche Beethoven, talvolta. Ma io cerco d'esser serio, perché a divertirsi c'erano anche i Nomadi, Amalia Rodriguez, i Byrds, Paolo Conte - per "La ragazza fisarmonica", soprattutto - e Chuck Berry, i Platters o gli Aphrodite's Child… Ricorda "Rain and tears"…

No!

Papathanassiou e Bergman, mi pare. E comunque Bergman, quell'altro voglio dire, lo infiliamo tra gli artisti… mentre la Bergman era - al tempo - veramente un angelo! Ma oltre le ali c'è di più… (fischiettando un motivetto recente)

Non la seguo.

Ed infine Nietzsche, Nietzsche, Nietzsche, Nietzsche, Nietzsche… Che dice?

Che dobbiamo continuare. Tre cose che non sopporta. In sé e negli altri, per favore...

L'astuzia, il servilismo e l'acne. In me e negli altri. Soprattutto nelle altre…

… e tre cose, invece, che ama…

… Potrei aggiungere ancora rogne, come la gastrite, di cui ho molto sofferto… Se sono negli altri, comunque, queste ultime mi danno molto meno fastidio.

E che ama, dicevo…

Uno sguardo che contempla serenamente il Nulla nella sua estrema estensione; l'assenza e l'eccesso del sentimento, che sono poi lo stesso… Il dominio completo della luce impedisce di vedere.

Adorno?

Anche. La conoscenza e la vista non sono che un gioco infinito d'ombre… D'altra parte adoro le sfumature.

Ora, ma metà della sua carriera… gli anni Sessanta e Settanta... spacca l'immagine di netto, giocando su campiture violentemente opposte, come per necessità di offendere…

E' un lato del mio carattere…

Cioè?

E' un lato del mio carattere, ripeto.

Può definirlo?

"Nessuno mi offese impunito"… o qualche cosa del genere. Stava scritto sulla Sterlina…

Però! A questo punto, c'è un personaggio storico che le calza particolarmente bene?

Mio nonno, di cui tutti avevano un po' paura, mi dicono. Girava sul suo cavallo per il paese, roteando un grosso orologio d'oro. Si era arricchito con il commercio dei suini… Sa, cose che tiravano alla fine dell'Otto.

Non mi pare particolarmente poetico, e forse non è neppure un personaggio storico.

La storia siamo noi… (e poi fischietta De Gregori). Era un uomo malinconico e severo… ferreo ma non indifferente ai piaceri della vita. Non so poi quanto gli interessasse di essere poetico. D'altra parte, è particolarmente ridicolo porsi il problema di essere poetici… Un punto a suo favore, signorina! Ma ricordi che la storia ognuno la fa come gli pare e che, se anche le avessi detto Thomas Browne - quell'inglese che tirò fuori dal cappello, nella sua Religio Medici, di trovare insufficiente per sé un cerchio di 360 gradi - sarebbe stato lo stesso. Ed anche se le avessi detto, che so, Orazio Gentileschi, che era un malandrino, certo, ma un pittore talora più grande di Caravaggio… Anche quest'ultimo calza, perbacco! Meglio ancora Francesco Redi, quel naturalista aretino…

Che nel Seicento decerebrava le tartarughe, con un cucchiaio, praticato un foro al cranio, per verificare quanto potessero vivere senza capo nervoso?

Esatto. E racconta una abbondanza di cose del genere nelle Osservazioni intorno alle vipere ed in un altro volume sopra la generazione degli insetti!

Ammira un Menghele minore!

Be, non esageriamo. Fu anche un nitido letterato, meglio persino del Galilei… Ha letto mai il Bacco in Toscana? Menghele era uno squallido pederasta!

Lei è un uomo pietoso?

La pietà è un dono che non tutti sono in grado di dare, e non tutti sono in grado di ricevere.

Cosa sono per lei il dolore e la morte?

L'intero svolgimento e l'orizzonte ultimo della vicenda umana.

In lei e negli altri, per favore.

La morte è sempre la nostra personale morte: anche quando muoiono gli altri, sentiamo semplicemente la nostra morte in loro; o la loro morte in noi… che poi è lo stesso. Di tutto ciò che si offre ai nostri sensi, nulla persiste. Ed infine nulla ritorna, con buona pace di Nietzsche. Era anche questa una illusione consolatoria, un velo steso per non vedere… Come il più o l'intero delle nostre azioni peraltro… una ebbrezza volontaria… e di non trascurabile efficacia.

Non mi sembra un uomo religioso…

Lo sono nei termini di Soldati.

Cioè?

"Chi non si è posto mai il problema di Dio - diceva - è semplicemente un cretino".

Cosa c'entra l'arte con tutto ciò?

L'arte si impiccia, per un fatto ontologico, delle faccende ultime. Ti dice una volta ancora di guardare le cose a viso aperto… e ti offre il profumo, il miraggio di una armonia, che forse esiste… che forse esiste anche per noi, quando il nostro sguardo cessa d'essere semplicemente il nostro sguardo.

Per divenire?

Uno sguardo che si fa colmare dalla vita… Uno sguardo che si fa pura percezione… perché mentre dipingi non sai quel che fai e i momenti di giudizio, quando costruisci nella mente immagini per il tuo quadro, sono momenti che non hanno nulla a che fare con la pittura… la pittura, sai, come la conoscenza è questo gioco di luce ed ombra. La pittura, in questo senso, è un modo della conoscenza, è l'estrema apertura e disponibilità al divenire, è presa diretta alla struttura delle cose… che poi ritorna nel cosmo, in un'anca, nell'estuario di un grande fiume, eccezionalmente simile.

Come nei suoi dipinti…

Come nei lavori di un artista di Roma, di cui incredibilmente non ricordo il nome, messo da parte negli anni buoni perché non aveva la tessera - sa, quelle cose squallide… Come nei lavori di questo artista, dicevo, che dispone sabbia sulla tela tesa e tamburella con le dita, senza intenzione di raggiungere una forma, la quale comunque si compie, dopo tentativi innumerevoli d'ore, nell'arco d'un istante: volti, mari quieti o in tempesta, paesaggi terrestri e lunari, visioni del cielo e dello scacchiere celeste… E se osservi, nelle immagini appaiono altre immagini, minori ed egualmente definite.

Ma è un semplice fatto di probabilità… la mente riconduce alla forma nota o più coerente con le proprie nozioni questo insieme casuale di colori e segni. Come nel giochetto matematico di Langton, in cui una formica percorre una scacchiera, ogni volta mutando di colore la casella su cui passa ed ogni volta girando a sinistra quando incappa nella nera, a destra nella bianca… o viceversa, secondo quanto si è deciso alla prima mossa. La formica percorre una traiettoria apparentemente casuale, che prende infine la forma di un parallelepipedo perfetto…

Conosco questo gioco. Ed anche altri. Per esempio una sequenza che chiarisce tuttociò:
16.12.6.20.18.8.5.13.17.5.
12.22.24.14.6.20.8.12.5.13.7.20.8.
13.11.12.20.13.7.22.8.
16.10.7.16.19.8.24.12.22.16.7.22.5.7.
8.20.4.20.14.12.5.13.13.24.8.16.5.7…

…per favore. Il problema è che la nebulosa in cui si dispone il primo milione o più di mosse non è meno ordinata o "regolare" del parallelepipedo: sono rappresentazione della stessa funzione matematica. Solo la nostra mente associa il parallelepipedo a forme già note, lo "riconosce"… Così non c'è l'intenzione né la forma di un volto nella somma dei granelli di sabbia di questo artista e non c'è un fiume nel pancreas di un uomo…

Gödel ed altri hanno sollevato molti dubbi su un discorso come questo, che è sostanzialmente la distinzione tra un numero periodico ed un numero a-periodico. Quando compare e quando dispare il periodo? Dopo un milione di cifre? Dopo un miliardo di cifre? Ogni volta, prima di quella soglia irraggiungibile, l'illimite, la sequenza può mutare ritmo… In altre parole, il disegno che la formica compone, prende senso diverso a seconda della distanza dell'osservatore… E per un osservatore posto a distanza zenitale, sulla superficie di quella sfera la cui circonferenza è una retta compiuta - per usare termini di Cusano -, con sguardo capace di abbracciarne l'intera estensione, la maniera in cui sono disposte le cose è libera e necessaria al tempo stesso. Non ha più senso parlare di ordine o di caso…

Di ordine e di caso…

E l'arte ci offre appunto questa distanza molto più che siderale. Ogni opera d'arte - opera d'arte è solo il capolavoro - è questo punto di unione di finito e d'infinto, o meglio questa manifestazione dell'Infinito nel finito, che è poi il Mistero della Incarnazione del Cristo, o, se vuole, del nome divino o della determinazione della volontà di Dio nella precettistica biblica o coranica. Che è poi il mistero della possibilità che noi abbiamo di affermare qualche cosa di vero, senza tuttavia poterlo verificare: un fatto di intuizione… Tutte faccende su cui Celso avrebbe fatto grandi risate, ma che riguardano anche il problema della coscienza individuale: se esista o meno e come possa porsi, essa distinta e percettiva, nel continuo ininterrotto del divenire. La coscienza è giustificata dalla libertà, ma non ha senso fuori dall'idea che la realtà sia un meccanismo assolutamente pieno, completo. In questo senso l'arte è anche un caso di coscienza! Distratta?

C'era un pensiero di Spinoza, o di Hobbes, forse nel "Leviatano", circa la libertà e la necessità che ha il fiume di scorrere nel proprio letto… Hobbes, credo.

Comunque, ciò per dire che c'è un volto nella somma dei granelli di sabbia ed un fiume nel pancreas di un uomo, e poi anche monti in una colonna vertebrale ed una intera galassia nell'occhio… E sono tutte affermazioni sulle quali Posidonio o anche Plotino sarebbero stati molto d'accordo, e che Celso non aveva inteso, come d'altra parte Sesto Empirico non capiva nulla di astrologia: un caso strano, erano entrambi medici, se ricordo bene. Vede come accade? Hanno per le mani le lastre per cent'anni e non vi vedono niente altro che fratture… Tante volte chi guarda non vede, e chi "vede" non guarda… e quest'altro sarebbe il poeta, se vuol dar credito a quella vecchia storia di Omero, il cieco che abita nella rocciosa Chio…

Vecchia storia?

Sì, correntemente la pescano in un inno ad Apollo Delio, VI sec. a.C., ma è una faccenda più lontana di qualche migliaio di anni, in Scizia, in Afganistan, in Iran nelle terre degli Arii insomma: roba di sciamani. Che poi sono diventati Rig Veda, terzo occhio, Wotan ed anche i riti tribali… Cioè, Omero era di Chio, o di Smirne, che forse è meglio, ma io parlo della cecità del veggente…

Pensa di essere un veggente? Anche il Presidente del Consiglio si reputa intitolato di poteri straordinari, ed anche lui, in qualche modo, ritiene d'essere un artista… ma non mi pare tutto ciò gli stia servendo a molto…

Un tempo lo frequentavo… Ci conoscemmo, mi pare, per via di una campagna Grundig e poi ci furono altre cose… ma da quando si è messo in politica lo vedo molto di rado. Però conservo l'idea sia un uomo eccezionale. E in un certo modo, un artista, se un artista è l'uomo che sente e cerca l'eccezionale…

Non sta allargandosi un po' troppo…

A non riconoscere il genio c'è solo da essere stupidi. O un po' troppo pieni di sé, come la formica che gridava al monte "dove sei, vigliacco, dove sei?". Anche se, quando guardi le cose da un po' più in là, siamo tutti soltanto sabbia sulla battigia…

Lei rigira le frasi come le pare! Io ho detto solo che Berlusconi non mi sembra un artista, almeno non nel senso canonico. Ma siccome per lo più il vostro mestiere consiste nel convincere la gente a portarsi in casa qualcosa di inutile…

Primo, non conosco sulla Terra nulla che sia davvero utile e forse neppure vivere è utile. Secondo, un buon pubblicitario accetta di occuparsi solo di buoni prodotti. Terzo, da molti anni non mi occupo più di pubblicità. Quarto, far prevalere il discorso peggiore è l'oggetto specifico della retorica, di cui io non faccio uso perché, tra l'altro, non mi interessa stabilire una competizione con lei. Può bastare?

Basta a spiegare che lei si è occupato a lungo d'altro. Ha iniziato a dipingere quarant'anni fa, e solo ora cominciamo a conoscerla…

Questo è un problema vostro!

… e ci chiediamo d'altra parte se non ci stia prendendo in giro…

Io?

… col carrozzone di miliardi che le si muove intorno, con le ville di Palladio, con questi avvicinamenti quasi strategici a campi avversi della critica d'arte, da Goldin a Dorfles, da Sgarbi ad ABO, da Clair a Szeemann, e via dicendo, come fa il giocatore quando vuole coprire tutto il terreno utile sul tappeto verde.

Ma poi, scusi, "noi ci chiediamo" chi? Chi se lo chiede?

Angela Vettese, per esempio, che di recente a Milano ha sollevato qualche dubbio sulla sua biografia…

Mi dicono che sia una bella donna. Io no l'ho mai vista, solo una foto sulla IV di un suo libro…

Angela Vettese era fra i relatori di un dibattito organizzato al centro San Fedele…

Mi scusi, lo so, ovviamente…

… ed ha iniziato il suo intervento dicendo che le sembrava contraddittorio, visto che lei afferma nella sua biografia…

Guardi, lo so e sono grato alla Professoressa Vettese…

Mi scusi lei, vorrei citare. Ecco, attacca più o meno così: "Sono un po' stupita perché, nella sua, biografia Meneghetti scrive che Meneghetti parla solo attraverso le sue opere. E quindi - sostanzialmente - che le sue opere non dovrebbero avere bisogno di commento critico. E ancora ripete nella sua biografia che Meneghetti ha interrotto ogni rapporto con il sistema dell'arte da tempo. Il sistema dell'arte sarebbe quella cosa fatta da critici, galleristi, ecc. ecc… Ora sono stupita perché leggo che i lavori di Meneghetti sono stati presentati da eminenti critici come Gillo Dorfles o Vittorio Sgarbi, o Achille Bonito Oliva. Quindi o le opere parlano da sole e sono lontane dal sistema dell'arte, oppure parlano attraverso un critico e si coinvolgono con il sistema dell'arte…

Quella frase presa dalle quattro linee che compongono la mia biografia - che tra l'altro non ho scritto io - vuol dire semplicemente che non mi piace concedere interviste, né scrivere di quello che penso ed infine che non so neppure se sia importante quello che penso, detto in parole. Perché il mio modo di pensare e di esprimermi è la pittura; ed in questo senso, Meneghetti parla solo attraverso le sue opere. Tutto il resto, anche tutto quello che stiamo dicendo qui, è completamente destituito di fondamento e non offre nessuna "chiave di interpretazione", se vuole usare questa formula, per la mia opera… A John Russel, che gli richiedeva alcuni cenni biografici per il testo per il catalogo di una sua mostra alla Tate, nel 1968 credo, Balthus telegrafò: "Niente note biografiche. Inizia: Nulla è noto della vita di Balthus. E ora guardiamo i suoi dipinti". Questa è anche la mia posizione, e non vedo perché dovrebbe implicare il divieto per i critici ad occuparsi delle mie cose, se ritengono. Fermo restando che la critica d'arte si esercita su oggetti rispetto ai quali è solo accidentale… e fino a che non diventi letteratura, rimane un mero elemento descrittivo o, se vuole, decorativo…

Dunque sostanzialmente non serve a nulla…

Sostanzialmente… serve quanto un serto floreale ad una bella donna: se lo indossa è meglio, perché tu la veda da lontano, perché la vedano tutti… ma occhi allenati preferiscono indagare vicini e soli, svelare più che coprire.

Un fatto pubblicitario, insomma.

Ora è lei che gira il senso delle parole!

Allora siamo più precisi. Ci sono, secondo lei, critici prezzolati?

Ci sono uomini che fanno il proprio mestiere, che hanno studiato per farlo e dunque vanno pagati. Lei considera immorale un medico perché si fa pagare la visita?

No, però considero immorale un critico che si lascia convincere a scrivere di qualcuno.

E difatti cerco di non avere relazioni con gente di questo tipo, e d'altra parte ci sono critici che non apprezzano le mie cose e che non scriveranno mai di me.

Ma non capisco perché decine di critici con posizioni così diverse si siano occupati di lei.

Perché alla fine vi avranno trovato qualcosa di interessante, come lei, d'altra parte… che non avrà deciso, spero, di tenere e riordinare questa querimonia per l'assegno che le passa l'editore! E perché ad una persona seria interessa poco se stai di qua o di là, se sei astratto o informale, o figurativo… E perché d'altra parte non mi sono mai posto il problema di essere qualche cosa di preciso, o meglio qualche cosa che rientrasse in quei canoni lì, che lei sta appuntando sul suo foglietto, l'avanguardia al dente e l'avanguardia scotta… Forse questo mi ha un po' facilitato… Sa, a proposito di quelle tre caratteristiche che mi piacciono, quelle di prima, c'è da aggiungere ostinazione, e forza di sopportazione. Adesso, la prima va più per lei, ma la seconda è tutta mia!

Infatti, vorrei capire ancor meglio. Barilli, Celant, Bossaglia, Calvesi, Cameron? Chi "stima" di più? Vorrei capire la sua prossima mossa.

La mia prossima mossa è di indicarle la porta, se insiste su questo tono. Non comprendo perché lei mi abbia in una tale antipatia… Si è innamorata di me?

Diciamo allora: sente qualcuno dei critici menzionati particolarmente congeniale alla sua opera?

Il problema non è che li senta io, ma che si sentano loro. Con alcuni ho rapporti di cordialità, e so che stanno preparando qualcosa. Con altri, francamente, non sono mai riuscito o non ho mai cercato di legare. Ma non mi interessa fare il gioco della torre.

Perché non ha giocato a scacchi, invece di dipingere?

Perché preferisco dipingere.

Lei è un bugiardo, per caso?

Federico Fellini era un gran bugiardo, mentiva su tutto. Ma ricordo Giulietta Masina, quando disse che per lui la menzogna era una via diversa per arrivare alla verità.

Si, ma stiamo nel concreto. Nella biografia lei afferma, per esempio, di non prestare opere a gallerie private. Ora io ho visto diverse sue mostre, di recente, in gallerie private, peraltro non di primo piano…

Di recente, per favorire un amico, ho prestato alcuni lavori in Sicilia e per due mostre fuori, negli Stati Uniti ed in Canada, mi pare… ma non erano in vendita. Ci sono invece una cinquantina di miei quadri in circolazione, che peraltro vorrei ricomprare.

La sua biografia dice appunto che ha ricomprato pressoché ogni suo quadro. D'altra parte diversi collezionisti amici mi hanno spiegato che lei vende ben volentieri i suoi dipinti, ma a cifre astronomicamente fuori mercato.

Io?

Lei o la Fondazione Arts from Science. A proposito, che rapporto c'è tra la Fondazione Arts from Science e Meneghetti? Noto che si è occupata di tutte le sue iniziative recenti.

E' un ente di capitali istituito per tutelare la mia immagine… e sbrigare tutte le cose di cui io non m'occupo, libri, mostre e via dicendo. Siccome il capitale iniziale è stato costituito anche tramite una donazione di dipinti da parte mia, sta cedendo qualche tela. Senza problemi, direi; il che vuol dire che le cifre non vengono questionate da collezionisti seri.

Ho cercato sugli indici d'asta internazionali il suo nome. Christie's, Sotheby's, Ketterer, Bonhams & Brooks, Finarte, Tajan, Dorotheum: anche qui i suoi quadri appaiono sul mercato pubblico, salvo qualche sortita fuori tempo, quasi contemporaneamente ed hanno raggiunto in pochi anni risultati ragguardevoli, più alti, che so, di quelli di Merz, o di Paolini o di Baj… E' un uso di molti mercanti, talvolta senza neppure un accordo con le case d'asta, per far lievitare i prezzi…

Qualche anno fa un parente ha venduto tramite asta, soprattutto fuori Italia, alcuni miei quadri. Non voleva che lo sapessi. Fanno parte dei cinquanta di cui parlavo. Oltre a ciò, Christie's, per prendere un esempio, mi pare abbia un fatturato annuo di circa 4000 milioni di Euro e vorrei avere la forza di influenzarla! La spiegazione, in realtà, è molto più banale. Circolano pochi miei quadri ed alcune consistenti raccolte d'arte, pubbliche o private, si sentono di spendere il giusto per acquistarli… Detto ciò, non vedo perché, se in asta battono certe cifre, si dovrebbe cederli a meno. Semmai il contrario, no?

Può fare qualche nome?

RASbank, Unipol, Banca Antonveneta, per esempio. Ma anche Ammon o i frati di Sant'Antonio…

Perché allora non ha una galleria che la segua?

Se vuole, vada per conto mia a trattare con Claudia Gian Ferrari o Christian Stein. Io faccio accordi, ma alle mie condizioni. Differentemente c'è il rischio di sposarsi.

E le sembra credibile che tutto questo si compia entro cinque chilometri da Rosà di Vicenza, nella dimensione quasi domestica che lei vorrebbe accreditare?

Mai voluto accreditare nulla di simile. Dopo i giorni di Milano con Fontana ed un tour de forces con Lara Saint Paul - che per molti versi era molto meglio di Fontana! - da ragazzo, ho passato due terzi della mia vita all'Estero e a qualche cosa mi sarà servito, spero. Solo sto tanto bene a casa mia… Lei mi sa di no… Comunque, il mio studio è ad un tiro di schioppo e non ha nulla di domestico: è una piccola officina in cui ognuno ha il suo posto e sono conservati più di mille quadri, dipinti in 50 anni. Diamine, quanto è vero che mi tengo tutto! Lei non può neppure immaginare che razza di rogna sia la conservazione di tanti lavori…

La Factory di un Wharol di periferia… Lo dice in Fotostorica, mi pare.

Negli anni Sessanta e nei primi Settanta; poi sono guarito. Allora la mania dell'America prendeva tutti, anche i contestatori… Poi sa, il '68, Woodstock… era un po' come gli orecchioni!

E ritorniamo alle mie domande di prima. Sempre più mi convinco che lei stia trattando la sua carriera come un fatto pubblicitario. I suoi concittadini sono piuttosto velenosi. Dicono che lei ha la speculazione nel sangue… Quando ha donato dipinti per i bambini terremotati di Izmit, ha avuto cura di farlo sapere alla stampa…

E ritorniamo alle mie risposte di prima. Per il resto, cosa non hanno detto di me alcuni miei concittadini… gente che ha sbagliato qualche affare in cui io ho guadagnato, quando mi occupavo di case storiche. E si sa, toccagli tutto, ma non il portafogli. Comunque dovrebbe anche chiedersi quanti tra questi signori abbiano dato qualcosa ad Izmit. O soldi alla Pinacoteca Nazionale a Bologna, tanto per dire.

E' vero che sua madre le disse: "Renato, i pittori muoiono di fame"? Forse per questo lei non è mai stato un pittore completo…

Vera, la domanda. Ma Hokusai, mi pare, a ottant'anni temeva di dirsi pittore.

Nel suo ciclo Fagocitatrici et similia prende le parti della vittima. Ma lei nella civiltà del consumo si è trovato alquanto bene… Quanto è vittima e quanto carnefice? Di sé e degli altri, per favore…

Non percepisco nettamente la distinzione tra me e gli altri, quando dipingo. Nella stesura di un contratto è tutt'altra cosa.

Si dice che lei sia poco legato anche ai suoi affetti. Tra i suoi dipinti, molti autoritratti, ma nessuno o pochi dei suoi familiari. Perché?

Arriva a queste conclusioni solo perché non ha trovato i loro nomi nelle didascalie? Quasi tutti i miei dipinti sono ispirati alla mia famiglia ed a persone per me importanti o vicine.

Di chi sono le lastre che usa come base dei suoi lavori?

Mie o, appunto, dei miei familiari, quelle di corpi umani. Qualcuna per la verità, piuttosto vecchia, ho potuto comprarla sul mercato antiquario. Sono in trattativa anche per il cranio di Mussolini, se dirlo non è equivoco. Le altre - legni, oggetti e simili - sono fatte ad hoc.

La lastra non lascia molto movimento - immagino - perché in sostanza il disegno è già fatto.

Da una stessa lastra ho ottenuto serie di otto quadri completamente diversi… Il disegno si fa col colore. La lastra non è segno ma luce.

Cioè?

Cioè non mi interessa il tracciato, che potrei reperire anche su di una fotocopia.

E' poi così sicuro della qualità dei suoi lavori?

Perché me lo domanda?

Perché se lei ha certezza delle proprie doti, a che cercare il consenso pubblico, a che partecipare a mostre, accettare - voglio cedere - monografie? Quanto le interessa il successo e che cosa farebbe (o non farebbe!) per ottenerlo?

Quando Vissani cucina il brasato è pienamente soddisfatto mentre sceglie le carni, compone gli aromi, controlla la cottura, serve a regola, accompagna a dovere con un gattinara… L'opera è compiuta prima di essere goduta, ma farne godere gli altri vuol dire farli sedere al banchetto della meraviglia - sta tutto qui Gombrich - sapendo però che gli avventori ne godranno in maniera molto diversa dal cuoco. E che comunque il creatore e l'opera sono due cose distinte, e la seconda è migliore, perché il creatore vi ha dato il suo meglio e forse non solo il suo… E rimane il fatto che il creatore ha la speranza di continuare a vivere nell'opera. Ed in questo senso io ho qualche punto in più di Vissani.

Gino De Dominicis era certamente persuaso della distinzione tra l'eccezionale, l'opera d'arte appunto, e l'ordinario, l'esistenza dell'autore. D'Annunzio mirò forse a fare della propria vita un'opera d'arte…

Ed io ho preso un po' qua, un po' là.

Percepisce differenza di valore tra le sue diverse opere d'arte, i suoi diversi "periodi", la sua attività di artista o di tombeur de femmes, come si è definito, o ancora di imprenditore immobiliare?

Mi piacciono le cose belle, non so che farci… E poi, scusi, imprenditore immobiliare? Ma io ho rimesso in piedi nove ville palladiane! La fortezza di Ezzelino da Romano, la Casa dei da Ponte… Ha idea? A proposito, vogliamo andare a cena?

Non scherzi. Mi dica piuttosto chi è davvero Meneghetti. Perché cineasta, attore, pittore, architetto, designer, pubblicitario, musicista? Cosa sa fare davvero?

Ma chissà se Meneghetti c'è davvero!

Crede in qualche cosa? Ed in che?

Nella distinzione tra il vino bianco ed il vino rosso, a quest'ora.

Preferisce il bianco o rosso?

Il rosso, ma fumo, meglio si accorda ai suoi occhi.

Ancora due domande e smettiamo. Primo. Per lei dipingere cosa vuol dire: belle forme, accostamenti armonici di colore, ragionamenti a tinte forti. Insomma, gioco intellettuale o sensazione?

La sensazione di un forte gioco intellettuale. E non solo.

Ha mai giocato a carte scoperte?

In ogni gioco di carte, chi gioca a carte scoperte perde.

Ma per un pittore a volte è più importante scoprirsi che velarsi, agli altri e dunque a se stesso…

Anche per un pittore a volte è più importante la cena.

Meneghetti parla con Meneghetti? Che cosa si dicono?

Rimandano entrambi a "Divergenze parallele".

Altre prove di monologo, grazie.

"Insania", prego.

Gli uomini preferirono le tenebre alla Luce… Agitarsi tanto per sapere o per non sapere?

Che l'orizzonte ultimo è la morte? Non più morte né fine della morte, Signorina mia. Semplicemente, fine dell'intervista.

Maddalena D'Angelo